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L’ostetrica, a causa degli errori e delle omissioni precedenti commessi in violazione dei propri doveri, non aveva sollecitato l’attenzione del medico

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 20 giugno 2019 n. 27539

Luglio 11, 2019 2:38 pm by: Category: Giurisprudenza Leave a comment A+ / A-

Nei delitti contro la persona, l’elemento distintivo delle fattispecie di soppressione del prodotto del concepimento è costituito anche dal momento in cui avviene l’azione criminosa.

La condotta di procurato aborto, prevista dall’art. 19 L. 22 maggio 1978, n. 194, si realizza in un momento precedente al distacco del feto dall’utero materno; la condotta prevista dall’art. 578 c.p. si realizza invece dal momento del distacco del feto dall’utero materno, durante il parto se si tratta di un feto o immediatamente dopo il parto se si tratta di un neonato; di conseguenza, qualora la condotta diretta a sopprimere il prodotto del concepimento sia posta in essere dopo il distacco, naturale o indotto, del feto dall’utero materno, il fatto, in assenza dell’elemento specializzante delle condizioni di abbandono materiale e morale della madre, previsto dall’art. 578 c.p., configura il delitto di omicidio volontario di cui all’art. 575 c.p. e art. 577 c.p., n. 1.

L’integrazione della fattispecie criminosa di infanticidio non richiede che la situazione di abbandono materiale e morale rivesta un carattere di oggettiva assolutezza, trattandosi di un elemento oggettivo da leggere in chiave soggettiva, in quanto è sufficiente anche la percezione di totale abbandono avvertita dalla donna nell’ambito di una complessa esperienza emotiva e mentale, quale quella che accompagna la gravidanza e poi il parto.

I reati di omicidio e di infanticidio-feticidio tutelano lo stesso bene giuridico, e cioè la vita dell’uomo nella sua interezza.

Ciò si desume anche dalla terminologia adoperata dall’art. 578 c.p. – cagiona la morte – identica a quella adottata per il reato di omicidio, in quanto evidentemente si può cagionare la morte soltanto di un essere vivo.

Il legislatore, quindi, ha sostanzialmente riconosciuto anche al feto la qualità di uomo vero e proprio, giacché la morte è l’opposto della vita.

I due reati, quindi, vigilano sul bene della vita umana fin dal suo momento iniziale e il dies a quo, da cui decorre la tutela predisposta dall’uno e dall’altro illecito è il medesimo.

Con la locuzione “durante il parto”, l’art. 578 c.p. specifica cosa sia da comprendere nel concetto di uomo quale soggetto passivo del reato di cui all’art. 575 c.p., in cui deve essere incluso anche il feto nascente.


continua...

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