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Il risarcimento del danno patrimoniale (futuro) conseguente al danno alla salute subito dal minore alla nascita richiede una valutazione prognostica che è affidata al giudice di merito

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, 22 maggio 2018 n. 12572

giugno 4, 2018 9:00 am by: Category: Giurisprudenza Leave a comment A+ / A-

Il danno patrimoniale potrà essere risarcito allorché possa ritenersi ragionevolmente probabile che in futuro la vittima percepirà un reddito inferiore a quello che avrebbe altrimenti conseguito in assenza dell’infortunio.

La relativa prognosi deve avvenire

  • in base agli studi compiuti e alle inclinazioni manifestate dalla vittima
  • sulla scorta delle condizioni economico-sociali della famiglia
  • e, comunque, il diritto al risarcimento non può discendere in modo automatico dall’accertamento dell’invalidità permanente.

I ricorrenti hanno richiamato, a sostegno della loro tesi, alcune pronunce che, in riferimento a una percentuale di invalidità in misura pari o molto vicina a quella odierna (25 per cento), hanno riconosciuto comunque il diritto al risarcimento del danno patrimoniale, rilevando la sussistenza di un danno in proiezione futura derivante dalla perdita di chance.

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Questi provvedimenti hanno stabilito, fra l’altro, che l’elevata percentuale di invalidità permanente rende altamente probabile, se non addirittura certa, la menomazione della capacità lavorativa specifica ed il danno che necessariamente da essa consegue, danno che può essere liquidato in via equitativa.

Nel caso di specie, però, trattandosi di una bambina che ha subito il danno alla nascita, per ovvie ragioni non può parlarsi di lesione di una capacità lavorativa specifica, ma solo di lesione della capacità lavorativa generica; lesione che, certamente, potrà apportare in futuro una diminuzione del reddito o, almeno, un incremento della fatica necessaria per procurarselo.

Tuttavia il ricorso, a fronte della precisa motivazione della Corte d’appello, pecca di evidente genericità.

Esso, infatti, nulla dice in ordine alla situazione familiare della bambina, al contesto in cui la stessa vive e a quelle che possono essere, ragionevolmente, le previsioni della sua vita futura.

Come la sentenza impugnata ha accertato, infatti, solo in caso di svolgimento di lavori manuali tale invalidità potrà avere delle ripercussioni sulla capacità di produrre reddito; per cui, nell’assenza di indicazioni utili nel ricorso, resta valido il ragionamento del giudice di merito che comunque, sia pure facendo riferimento alla categoria concettuale del danno biologico anziché a quella del danno patrimoniale, ha incrementato la liquidazione proprio in considerazione di tale prognostica valutazione sul futuro lavorativo della minore.

È evidente, infatti, che, in assenza di indicatori specifici da parte dei ricorrenti e in presenza di un incremento del risarcimento, il problema dell’omessa liquidazione del danno patrimoniale diventa, in ultima analisi, soltanto un problema nominalistico, senza alcuna effettiva lesione del diritto dei familiari e della bambina.

Trova applicazione in questo caso, pertanto, in considerazione della particolarità della vicenda in esame, la giurisprudenza secondo cui, in tema di risarcimento del danno alla persona, sussiste la risarcibilità del danno patrimoniale soltanto qualora sia riscontrabile la eliminazione o la riduzione della capacità del danneggiato di produrre reddito, mentre il danno da lesione della cenestesi lavorativa, che consiste nella maggiore usura, fatica e difficoltà incontrate nello svolgimento dell’attività lavorativa, non incidente neanche sotto il profilo delle opportunità sul reddito della persona offesa (perdita di chance), risolvendosi in una compromissione biologica dell’essenza dell’individuo, va liquidato in modo onnicomprensivo come danno alla salute.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, 22 maggio 2018 n. 12572

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