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Dovere della Azienda Sanitaria di protezione della salute del paziente e tempestiva attivazione in presenza di una sua evidente situazione di pericolo di vita

Cassazione civile sez. III, 19/01/2018 n. 1251

gennaio 29, 2018 10:40 am by: Category: Giurisprudenza Leave a comment A+ / A-

Il comportamento cui è tenuta la struttura ospedaliera si sostanzia

  • in uno specifico obbligo di prestazione
  • e in un correlato dovere di protezione del paziente.

Ne consegue che, al di là e a prescindere da qualsivoglia disposizione normativa in materia, rientra nel dovere accessorio di protezione della salute del paziente una tempestiva e immediata attivazione in presenza di una evidente situazione di pericolo di vita.

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Va in premessa osservato come non spieghi influenza la circostanza per cui il paziente si fosse rivolto all’ospedale per essere sottoposto ad analisi cliniche e non per essere ricoverato, risultando comunque concluso tra le parti il cd. contratto di spedalità.

Il comportamento cui è tenuta la struttura ospedaliera, per costante e consolidata giurisprudenza, si sostanzia, nell’uno come nell’altro caso, in uno specifico obbligo di prestazione ed in un correlato dovere di protezione del paziente.

Ne consegue che, al di là ed a prescindere da qualsivoglia disposizione normativa in materia, rientra nel dovere accessorio di protezione della salute del paziente una tempestiva ed immediata attivazione in presenza di una evidente situazione di pericolo di vita.

Non erra il giudice nel ritenere, su di un piano generale, impredicabile un indifferenziato obbligo di attivazione in presenza di qualsivoglia situazione di alterazione dei dati clinici che emerga dalle analisi compiute presso una struttura ospedaliera.

Ma tale impredicabilità trova un invalicabile limite nell’ipotesi in cui tale alterazione si riveli di tale gravità da mettere in pericolo la vita stessa del paziente – onde una tempestiva segnalazione al sanitario competente o al paziente stesso ne possa, sul piano probabilistico, scongiurare l’esito letale conseguente (e nella specie, purtroppo conseguito) al ritardo di comunicazione, ritardo che, ove consumato, si risolve nella violazione del precetto di cui all’art. 1176 c.c., comma secondo.

La CTU esperita in sede di giudizio di merito ha evidenziato come, al di la e a prescindere da qualsivoglia indicazione normativa, regolamentare o semplicemente amministrativa (protocolli interni ovvero “linee guida”), il valore della potassiemia emerso dalle analisi indicasse inequivocabilmente un pericolo di vita del paziente, e ne imponesse una immediata comunicazione ai medici curanti.

Cassazione civile sez. III, 19/01/2018 n. 1251

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