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Come è cambiata la responsabilità del medico e della struttura sanitaria dopo la Legge Balduzzi?

gennaio 14, 2016 2:35 pm by: Category: L'Esperto Risponde Leave a comment A+ / A-

Come è cambiata la responsabilità del medico e della struttura sanitaria dopo la Legge Balduzzi?
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L’art. 3 della legge 189/2012, Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie, prevede che l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo. La norma, introduce una sorta di esimente speciale nella responsabilità penale medica, circoscrivendola alle sole ipotesi di colpa grave e dolo. Per il caso della colpa lieve, tuttavia, dichiara la persistenza della responsabilità civile del sanitario; ma, così facendo, individua quale referente normativo non già l’art. 1218 c.c., bensì l’art. 2043 c.c. Secondo una certa lettura, tale previsione si concilierebbe con l’intento di scongiurare i rischi legati alla medicina difensiva e, pertanto, restaurerebbe il regime di responsabilità civile anteriore al 1999. Secondo altra lettura, il riferimento all’art. 2043 c.c. costituirebbe semplicemente una svista del legislatore, inidonea a mutare la giurisprudenza costante di questi anni, che ha inquadrato la fattispecie della responsabilità sanitaria in termini di responsabilità contrattuale.

Riassumendo: in sede penale, la responsabilità sanitaria è esclusa per colpa lieve (se vengono rispettate le linee guida/buone pratiche); in sede civile, invece, anche in caso di colpa lieve, è ammessa l’azione ex art. 2043 c.c. Così facendo, il legislatore sembra (consapevolmente e non per dimenticanza) suggerire l’adesione al modello di responsabilità civile sanitaria extracontrattuale. È evidente che l’adesione a questo modello contribuisce a realizzare la finalità di contrasto alla medicina difensiva, dato che viene alleggerito l’onere probatorio del sanitario e viene fatto gravare sul paziente anche l’onere di dimostrare in sede giudiziale l’elemento soggettivo di imputazione della responsabilità. Per la responsabilità della struttura sanitaria, invece, sembra rimanere valido il precedente orientamento, sia in relazione a propri fatti d’inadempimento sia per quanto concerne il comportamento dei sanitari, a norma dell’art. 1228 c.c., secondo cui il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si avvale dell’opera di terzi, anche non alle sue dipendenze, risponde dei fatti dolosi o colposi dei medesimi.

Ne consegue che la responsabilità della struttura nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 cod. civ., all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, in virtù dell’art. 1228 cod. civ., all’inadempimento della prestazione professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale; non rileva infatti la circostanza che il sanitario possa essere anche di fiducia dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto. In conclusione, il titolo di responsabilità individuabile potrebbe essere duplice: a) contrattuale per la struttura sanitaria (ne deriva un termine prescrizionale più lungo, decennale e un onere della prova più leggero per il paziente, secondo quanto previsto dall’art. 1218 c.c.; b) extracontrattuale per il sanitario (ne deriva un termine prescrizionale abbreviato a cinque anni e un onere della prova aggravato per il paziente).
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